La ricerca "Gli italiani e la caccia" fa tappa in Umbria La caccia guadagna consensi in Umbria e Toscana, dove i cittadini “vicini” all’attività venatoria sono più della media nazionale.
In Toscana la maggioranza dei residenti si schiera a favore dell’attività venatoria sostenibile e responsabile (54%) Lo rileva la ricerca nazionale "Gli italiani e la caccia", che fa tappa a Firenze. Alla presentazione giovedì 16 Dicembre presso la sede della Provincia sono intervenuti la vicepresidente della Provincia Laura Cantini e l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori, insieme al sociologo Enrico Finzi.
In Lombardia il 57 per cento dei residenti si dichiara a favore dell’attività venatoria Lo rileva la ricerca nazionale "GLI ITALIANI E LA CACCIA" dell’istituto Astra Ricerche commissionata da CNCN e FACE Italia, che ha fatto tappa a Milano lunedì 7 Febbraio. Alla presentazione di Palazzo Isimbardi presenti il presidente della Provincia Guido Podestà con l’Assessore Luca Agnelli, l’assessore regionale Giulio De Capitani e il sociologo Enrico Finzi.
Nel Triveneto il 53 per cento dei residenti si dichiara a favore dell’attività venatoria. Lo rileva la ricerca nazionale "GLI ITALIANI E LA CACCIA" dell’istituto Astra Ricerche commissionata da CNCN e FACE Italia, che fa ha fatto tappa a Vicenza oggi 19 febbraio all’Hunting Show. Alla presentazione alle ore 10.30 hanno partecipato l'assessore alla caccia della Regione Veneto Daniele Stival, insieme al sociologo Enrico Finzi.
Anche al Sud promossa la caccia responsabile e sostenibile. “Gli Italiani e la Caccia” e “I Cacciatori Italiani e la Caccia” approdano a Bari con una verità che in molti non conoscono: gli italiani, anche quelli del Mezzogiorno, non sono contrari all’attività venatoria in quanto tale. Gli sono ostili, come lo sono gli stessi cacciatori, quando è praticata senza regole e da bracconieri.
In Emilia Romagna e Marche il 54% dei residenti è favorevole alla caccia: buona gestione e rispetto concorrono a promuovere una caccia responsabile e sostenibile. Lo rilevano le ricerche nazionali "GLI ITALIANI E LA CACCIA" e “I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA” dell’istituto Astra Ricerche commissionate da CNCN e FACE Italia presentate lunedì 13 giugno 2011 alle ore 11 a Bologna con il sociologo Enrico Finzi nella “Sala Auditorium” della Sede della Regione in viale Aldo Moro 18, alla presenza dell’assessore regionale Tiberio Rabboni.
I cacciatori italiani e la caccia,
i dati dell’indagine di Astra Ricerche
Legati alle tradizioni ma attenti all’attualità e alle decisioni della politica. Amanti della compagnia e impegnati nel sociale. Fruitori attenti e consapevoli dell’ambiente e della natura, costituiscono un volano economico che crea occupazione.
Questo il ritratto che emerge dalla nuova indagine di AstraRicerche commissionata da CNCN e Face Italia
Brescia, 9 aprile – Dopo aver analizzato il rapporto fra gli italiani e la caccia, mettendo in luce che la maggioranza di essi non è contraria all’attività venatoria se viene regolamentata, in questa seconda ricerca CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) e Face Italia (Federcaccia, Liberacaccia, AnuuMigratoristi, Enalcaccia) hanno rivolto la loro attenzione su come i cacciatori vivono la loro passione. Ancora una volta lo hanno fatto attraverso il lavoro del sociologo Enrico Finzi di AstraRicerche, che anche in questo caso ha condotto in modo assolutamente trasparente l’indagine più ampia e approfondita mai realizzata sul tema.
Il ritratto del cacciatore che si evidenzia è molto diverso dallo stereotipo solitamente presentato dalla maggioranza degli organi di informazione. Dalla ricerca emerge l’immagine di un cittadino che vive in modo profondo il suo amore per la caccia (il 93% degli intervistati parla proprio di amore), ma soprattutto verso la natura dedicandosi ad attività all’aria aperta in generale (82,5%), impegnandosi nel sociale e in attività di volontariato a favore dell’ambiente e della collettività (il 63% è impegnato in attività ambientali di vario tipo, il 38% si dedica all’attività di prevenzione e contrasto degli incendi e il 20% è impegnato in attività di protezione civile).
I cacciatori hanno dimostrato di essere fruitori attenti e consapevoli della natura e della fauna, mettendo fra le loro priorità (70%) quelle di una caccia responsabile, esprimendo preoccupazione verso l’attività venatoria non regolamentata e non limitata (61%) e ponendo il bracconaggio al primo posto (81%) fra i fenomeni che danneggiano la caccia e i cacciatori.
Altro aspetto importante e da sottolineare il peso economico della caccia: il 54% dei cacciatori spende in una stagione fra i 2 e i 4900 euro, con un 12% che spende da 5 a 7500 euro e un altro 12% che spende oltre i 7500 euro, creando occupazione per oltre 45.000 addetti nel settore.
La ricerca infine ha evidenziato il peso politico dei cacciatori, sia a livello locale che nazionale, con il dato del 43% che dichiara di mutare le proprie scelte elettorali in base alle posizioni dei diversi schieramenti in merito alla caccia.
“I dati rilevati dal professor Finzi – afferma Alessandro Tamburni, presidente di CNCN - evidenziano un profilo positivo del cacciatore, soggetto animato da passioni profonde ma non per questo meno attento alle responsabilità verso l’ambiente e il sociale. Spesso i luoghi comuni lo ritraggono invece in modo oscuro, spinto da istinti negativi e non pacifici. Questa indagine è importante per accrescere la consapevolezza interna al settore venatorio e per offrire maggiori spunti di informazione all’esterno”.
“Uno degli aspetti più interessanti è il fatto che i cacciatori – dice il professor Finzi - si sono rivelati con questa indagine persone straordinariamente legate alle tradizioni, amanti della compagnia. La caccia è infatti un’attività che si tramanda attraverso la famiglia, gli amici e il passaparola e questo è un dato straordinario soprattutto in questi tempi predominati dalla comunicazione tecnologica”.
“Con questa ricerca – dichiarano le associazioni venatorie riunite in Face Italia – abbiamo fatto un ulteriore passo avanti sulla strada di una necessaria maggior conoscenza dei diversi profili percepiti inerenti la complessa materia venatoria, fino ad ora basata più sui “si dice” che sui fatti. Una conoscenza che serve per essere trasmessa al nostro interno e alla società, che abbiamo visto meno avversa quanto più cose reali sa di noi. Le indicazioni raccolte anche in questa occasione sono essenziali per dare risposte concrete e in sintonia alle richieste dei cacciatori italiani. E il fatto che le quattro maggiori associazioni venatorie abbiano deciso di farlo in modo corale riunite sotto un unico coordinamento crediamo sia già una prima risposta a quanto i cacciatori ci chiedono”.
Gli italiani e la caccia Se la conoscono non la temono
Una indagine demoscopica commissionata da CNCN e FACE ITALIA ad ASTRA RICERCHE svela che la maggioranza degli italiani (55%) non è contraria alla caccia, ma vuole che l’attività venatoria sia regolamentata. Moltissimi (45%) tuttavia non conoscono le rigide norme che regolano la materia da oltre 20 anni. E, sorpresa, i cacciatori sono soprattutto “giovani” tra i 25 e i 34 anni
Significativi i risultati emersi dall’indagine demoscopica che CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) e Face Italia (Federcaccia, Liberacaccia, AnuuMigratoristi, Enalcaccia) hanno commissionato all’istituto Astra Ricerche sul tema “Gli italiani e la caccia”. Alla base di questo studio c’è la volontà del mondo venatorio di comprendere meglio i sentimenti e le opinioni degli italiani in merito ad un tema caldo ed emotivamente coinvolgente, che troppo spesso non lascia spazio a un confronto sereno, basato su argomentazioni scientifiche.
Per affrontare questo impegno in modo limpido e trasparente, accettando il rischio di risultati non in linea con le aspettative dei cacciatori, è stato scelto un istituto di ricerca indipendente rispetto al tema, qual è Astra Ricerche, presieduto dal sociologo Enrico Finzi. L’indagine commissionata è la più ampia e profonda tra quelle effettuate nel settore, sia per la grandezza del campione che per il numero delle domande. L’intero questionario è a disposizione di chiunque sia interessato.
Le precedenti ricerche hanno sempre dato per maggioritari i contrari alla caccia rispetto ai favorevoli, questo studio svela una realtà diversa: la maggioranza degli italiani (55%) non è contraria alla caccia regolamentata e sostenibile.
I dati dimostrano che c’è una connessione forte tra la scarsa conoscenza della materia - il 45% dei nostri connazionali non sa niente o quasi dei limiti alla caccia imposti dalle normative attuali; il 28% ne conosce solo alcuni; non più del 27% risulta ampiamente informato –, e un’opinione non favorevole alla caccia e ai suoi praticanti.
“Questa indagine – afferma il presidente CNCN Alessandro Tamburini - rappresenta il primo passo di un percorso di conoscenza e analisi che il mondo venatorio vuole intraprendere per meglio comprendere il rapporto della società con l’attività venatoria, valutarne le esigenze e le preoccupazioni per potere dare risposte adeguate sia dal punto di vista dell’informazione che delle iniziative concrete”.
Perugia, 26 novembre 2010
La caccia guadagna consensi in Umbria e Toscana, dove i cittadini “vicini” all’attività venatoria sono più della media nazionale.
Confermata la maggioranza positiva schierata a favore di una caccia responsabile e sostenibile, ma è ancora forte la mancanza di conoscenza sui limiti e sulle norme da parte dei non-cacciatori, quindi si pone la necessità di un maggiore dialogo e informazione.
Anche il Ministro Galan è intervenuto a Perugia venerdì 26 novembre portando il suo sostegno: “Sulla caccia ipocrisie e falsità, la sua abolizione non è in discussione”
Firenze, 16 dicembre 2010
Lo rileva la ricerca nazionale "Gli italiani e la caccia", che fa tappa a Firenze. Alla presentazione giovedì 16 Dicembre presso la sede della Provincia sono intervenuti la vicepresidente della Provincia Laura Cantini e l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori, insieme al sociologo Enrico Finzi.
I dati rilevano che la caccia guadagna consensi in Toscana, dove i cittadini “vicini” all’attività venatoria sono il 58 per cento, più della media nazionale.
Confermata la maggioranza positiva schierata a favore di una caccia responsabile e sostenibile, mentre è ancora forte la mancanza di conoscenza sui limiti e le norme, ponendo al centro la necessità di un maggiore dialogo e informazione.
Milano, 07 febbraio 2011
Lo rileva la ricerca nazionale "GLI ITALIANI E LA CACCIA" dell’istituto Astra Ricerche commissionata da CNCN e FACE Italia, che ha fatto tappa a Milano lunedì 7 Febbraio.
Alla presentazione di Palazzo Isimbardi presenti il presidente della Provincia Guido Podestà con l’Assessore Luca Agnelli, l’assessore regionale Giulio De Capitani e il sociologo Enrico Finzi.
Alla base di questo studio c’è la volontà del mondo venatorio di comprendere meglio i sentimenti e le opinioni degli italiani rispetto a un tema fortemente dibattuto ed emotivamente delicato, e che troppo spesso non trova spazio per un confronto sereno, basato su argomentazioni scientifiche.
I cacciatori sono il 5 per cento della popolazione, contro il 2 per cento della media nazionale. E hanno tra i 25 e i 34 anni, sfatando anche in queste regioni il cliché del cacciatore anziano.
Lo rileva la ricerca nazionale "GLI ITALIANI E LA CACCIA" dell’istituto Astra Ricerche commissionata da CNCN e FACE Italia, che fa ha fatto tappa a Vicenza oggi 19 febbraio all’Hunting Show.
Alla presentazione alle ore 10.30 hanno partecipato l'assessore alla caccia della Regione Veneto Daniele Stival, insieme al sociologo Enrico Finzi.
Alla base di questo studio c’è la volontà del mondo venatorio di comprendere meglio le opinioni degli italiani rispetto a un tema fortemente dibattuto ed emotivamente delicato, e migliorare i processo di informazione sul tema della caccia, che troppo spesso non trova spazio per un confronto sereno e basato su argomentazioni scientifiche.
Vicenza, 19 febbraio 2011 Il 53 per cento dei residenti in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige si schiera a favore dell’attività venatoria.
Questo è il dato conclusivo principale dell’indagine "GLI ITALIANI E LA CACCIA", commissionata all’istituto Astra Ricerche dal Comitato Nazionale Caccia e Natura (CNCN) e da FACE ITALIA, presentata oggi a Vicenza, presso il Salone Hunting Show, dopo aver fatto tappa in Umbria, Toscana e in Lombardia, per illustrare i relativi dati locali. La ricerca ha coinvolto più di 2200 intervistati, il più ampio campione mai utilizzato in ricerche su questo settore.
L’indagine analizza molteplici aree relative al rapporto della popolazione con la caccia: la familiarità, le argomentazioni a favore, quelle contrari, le preoccupazioni, il livello di conoscenza dell’attività venatoria e delle leggi e limiti che la regolano da 20 anni, il rapporto con i mezzi di informazione.
Si inizia con il dato della familiarità con l’attività venatoria: il 48% dei veneti è in qualche legato alla caccia, o perché la pratica, o perché accompagna altri nelle loro attività, oppure perché ha famigliari o amici cacciatori, o infine perché è stato cacciatore.
I cacciatori sono il 5 per cento della popolazione locale, contro una media nazionale del 2 per cento. Per quello che riguarda il profilo di chi va a caccia, c’è il predominio degli uomini (circa il 70% del totale) e il peso soprammedia dei 25-34enni, dei laureati, degli imprenditori/dirigenti/professionisti. Ciò smentisce la tesi, diffusa anche nel mondo venatorio, per cui andare a caccia sarebbe un’attività prevalentemente "vecchia".
Poi anche nel Triveneto si rileva il dato della scarsa la conoscenza dei limiti che regolano questa pratica, anche se più basso del resto del paese: il 38% dei residenti in queste tre regioni non sa niente o quasi dei limiti alla caccia imposti dalle normative attuali (il dato nazionale è il 45%); il 34% ne conosce solo alcuni; non più del 28% risulta ampiamente informato.
Si scopre poi che esiste una forte correlazione statistica tra la notorietà delle norme, il consenso per esse e la buona valutazione della caccia: circa un terzo degli ostili alle attività venatorie è totalmente o quasi non informato circa tali vincoli.
Quindi, nonostante una ampia "familiarita" con l’attività venatoria, manca anche qui una chiara e sufficiente conoscenza dei limiti della caccia, ponendo come centrale il problema del dialogo e dell’informazione, dato che è proprio su questa scarsa conoscenza delle norme che regolano in Italia l’attività venatoria da oltre 20 anni che si basano gran parte delle tesi anti caccia del nostro paese.
Questi sono alcuni tra i dati più significativi emersi dall’analisi regionale per la Lombardia dello studio "Gli italiani e la caccia". Per un approfondito studio è consultabile da tutti la ricerca completa e la sintesi che sono disponibili sul sito www.cncn.it e sui siti delle associazioni venatorie federate in Face Italia (www.federcaccia.org , www.anlc.it, www.enalcaccia.it, www.anuu.org)
“Appare chiarissimo che - ha sottolineato il sociologo Enrico Finzi - qualora la pubblica opinione fosse resa largamente edotta del fatto che in Italia non è consentita la caccia ‘selvaggia’, il favore per l’attuale attività venatoria, in quanto responsabile e sostenibile, crescerebbe in misura consistente”.
“Uno studio prezioso – secondo l’assessore regionale alla caccia del Veneto Daniele Stival – che dimostra come molte polemiche che si accendono ad ogni inizio di stagione venatoria siano il frutto di una minoranza chiassosa e spesso faziosa. In particolare nella nostra regione, la caccia rientra nella tradizione e nella cultura dei veneti, ed è esercitata con buon senso e rispetto delle regole e della natura”.
“I tour regionali che sono partiti da Perugia a novembre - hanno dichiarato i promotori dell’indagine CNCN e FACE Italia - vogliono essere un contributo a questa evidente mancanza nel panorama dell’informazione nazionale e locale. Andando tra la gente, facendosi vedere e conoscere anche attraverso la più ampia e approfondita ricerca sociologica in materia mai condotta, i cacciatori italiani puntano a contrastare l’immagine distorta che finora, per comodità o per precisa volontà, ha sempre trovato più spazio nell’immaginario collettivo. Alla base di questo studio c’è la volontà del mondo venatorio di comprendere meglio i sentimenti e le opinioni degli italiani rispetto a un tema caldo ed emotivamente coinvolgente, che troppo spesso non lascia spazio a un confronto sereno, basato su argomentazioni scientifiche”.
Lo rilevano le ricerche nazionali "GLI ITALIANI E LA CACCIA" e “I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA” dell’istituto Astra Ricerche commissionate da CNCN e FACE Italia. Venerdì 27 maggio 2011 alle 15 doppia presentazione a Bari con il sociologo Enrico Finzi nella Sala Consiliare della sede della Provincia, Lungomare Nazario Sauro 29, alla presenza dell’assessore provinciale Francesco Caputo e dell’assessore regionale Dario Stefàno.
Bari, 27 maggio 2011 “Gli Italiani e la Caccia” e “I Cacciatori Italiani e la Caccia” approdano a Bari con una verità che in molti non conoscono: gli italiani, anche quelli del Mezzogiorno, non sono contrari all’attività venatoria in quanto tale. Gli sono ostili, come lo sono gli stessi cacciatori, quando è praticata senza regole e da bracconieri.
Viste le radicate tradizioni e il numero di praticanti l’attività venatoria che vanta la Puglia, CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) e FACE Italia (coordinamento che riunisce le principali associazioni venatorie italiane, Federcaccia, AnuuMigratoristi, Enalcaccia, e Liberacaccia) hanno ritenuto doveroso oltre che significativo presentare a Bari i risultati di due ricerche che, in modo assolutamente oggettivo e del tutto libere da condizionamenti, danno della caccia e dei cacciatori una lettura sicuramente più equilibrata e corrispondente al vero di quella solitamente comunicata. La presentazione è stata organizzata a Bari il 27 maggio alle 15 nella Sala Consiliare della Sede della Provincia e ha visto l’illustrazione dei risultati delle due ricerche demoscopiche “Gli Italiani e la Caccia” e “I cacciatori Italiani e la Caccia” commissionate da CNCN e FACE Italia all’Istituto indipendente Astra Ricerche, presieduto dal sociologo Enrico Finzi, che in questa occasione oltre a illustrare i dati generali ha posto l’accento in particolare su quelli specifici del Mezzogiorno.
Le precedenti ricerche hanno sempre dato per maggioritari i contrari alla caccia rispetto ai favorevoli, questo studio svela una realtà diversa: la maggioranza degli italiani (55%) non è contraria alla caccia regolamentata e sostenibile. La seconda ricerca tratteggia invece un quadro di come i cacciatori vivono la propria passione anch’esso diverso dal consueto.
LE RICERCHE: GLI ITALIANI E LA CACCIA
Dall’analisi dei dati del Mezzogiorno emerge chiaramente un dato: i filo-caccia costituiscono anche in questo caso la maggioranza (51%) degli italiani 18-80enni residenti, anche se in maniera leggermente inferiore rispetto ai connazionali delle altre regioni analizzate fin qui. In Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia sono pro-caccia senza riserve il 20% del campione (con prevalenza dei maschi, anche giovani) mentre il ‘tipo’ di maggioranza relativa (31%: al di sopra della media maschile, men che 45enne, con scolarità e reddito medi, moderato e cioè estraneo alle posizioni estreme) - quello decisivo – è favorevole alla caccia solo se normata, limitata, responsabile e sostenibile.
Cruciale è, anche in questo caso, la questione dell’informazione sulla caccia, che è stata ampiamente approfondita verificando in primo luogo la conoscenza di diciotto limiti all’esercizio della caccia, esistenti – a volte da molto tempo – nel nostro Paese. Di tali vincoli, imposti ormai da decenni all’attività venatoria, solo cinque risultano conosciuti da almeno la metà dei residenti nelle quattro regioni del sud che non praticano la caccia. Tirando le somme, si osserva una grande ignoranza in materia presso i siciliani, i calabresi, i lucani e i pugliesi: il 48% non sa niente o quasi dei limiti alla caccia imposti dalle normative attuali (versus il 45% del totale degli Italiani); il 26% ne conosce solo alcuni; non più del 26% risulta ampiamente informato.
Si conferma quindi la correlazione statistica assai forte tra la notorietà delle norme, il consenso per esse e la buona valutazione della caccia: circa un terzo di coloro che si dichiarano ostili alle attività venatorie è totalmente o quasi totalmente non informato circa i suddetti vincoli.
I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA
Il ritratto del cacciatore che si evidenzia è molto diverso dallo stereotipo solitamente presentato dalla maggioranza degli organi di informazione. Dalla ricerca emerge l’immagine di un cittadino che vive in modo profondo il suo amore per la caccia (il 93% degli intervistati parla proprio di amore), ma soprattutto verso la natura dedicandosi ad attività all’aria aperta in generale (82,5%), impegnandosi nel sociale e in attività di volontariato a favore dell’ambiente e della collettività (il 63% è impegnato in attività ambientali di vario tipo, il 38% si dedica all’attività di prevenzione e contrasto degli incendi e il 20% è impegnato in attività di protezione civile).
I cacciatori hanno dimostrato di essere fruitori attenti e consapevoli della natura e della fauna, mettendo fra le loro priorità (70%) quelle di una caccia responsabile, esprimendo preoccupazione verso l’attività venatoria non regolamentata e non limitata (61%) e ponendo il bracconaggio al primo posto (81%) fra i fenomeni che danneggiano la caccia e i cacciatori.
Altro aspetto importante e da sottolineare il peso economico della caccia: il 54% dei cacciatori spende in una stagione fra i 2 e i 4900 euro, con un 12% che spende da 5 a 7500 euro e un altro 12% che spende oltre i 7500 euro, creando occupazione per oltre 45.000 addetti nel settore.
La ricerca infine ha evidenziato il peso politico dei cacciatori, sia a livello locale che nazionale, con il dato del 43% che dichiara di mutare le proprie scelte elettorali in base alle posizioni dei diversi schieramenti in merito alla caccia. “Sul tema della caccia viviamo in Italia una stagione di cambiamento culturale – dichiara l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia Dario Stefàno - come dimostra il dato emerso nella indagine demoscopica commissionata da CNCN e Face Italia. Ma, nonostante la maggioranza degli italiani non sarebbe contraria alla caccia, come dimostrerebbe questo studio, purché regolamentata e sostenibile - e questo mi sembra importante - vi è una diffusissima percezione della necessità di lavorare per imbastire un approccio equilibrato al tema, da incentrarsi proprio sulla regolamentazione e sulla sostenibilità”. “Anche su questo tema – prosegue l’assessore Stefàno - per quanto mi riguarda, trovare una giusta mediazione tra le diverse posizioni è la vera sfida, ricercare cioè la migliore traccia possibile tra le esigenze e le aspettative delle diverse sensibilità coinvolte, anche di quelle agricole, che non corrispondono più piè pari a quelle venatorie, come un tempo quando quasi sempre l'agricoltore era anche il cacciatore. In Puglia questa necessaria traccia comune la ricerchiamo anche attraverso la partecipazione ai lavori del Comitato tecnico faunistico venatorio regionale, pensato e costituito proprio come luogo di concertazione. In fondo, la gestione sociale e la collaborazione tra cacciatori, agricoltori ed ambientalisti è essenziale, non solo perché è un requisito di legge ma perché ciascuno esercita un ruolo che ha riflessi determinanti per la tutela e la gestione dell’ambiente e degli ecosistemi”. “Appare chiarissimo che - ha sottolineato il sociologo Enrico Finzi - qualora la pubblica opinione fosse resa largamente edotta del fatto che in Italia non è consentita la caccia ‘selvaggia’, il favore per l’attuale attività venatoria, in quanto responsabile e sostenibile, crescerebbe in misura consistente. Dal punto di vista dei praticanti la caccia, invece – continua Finzi - uno degli aspetti più interessanti è il fatto che i cacciatori del mezzogiorno si sono rivelati con questa indagine persone straordinariamente legate alle tradizioni, amanti della compagnia. La caccia è infatti un’attività che si tramanda attraverso la famiglia, gli amici e il passaparola e questo è un dato straordinario soprattutto in questi tempi predominati dalla comunicazione tecnologica, anche in queste regioni meridionali'”. “Con queste due ricerche – dichiarano i committenti CNCN e Face Italia – abbiamo fatto passi importanti sulla strada di una necessaria maggior conoscenza della complessa materia venatoria,dentro e fuori il nostro mondo. Le indicazioni raccolte sono essenziali per dare risposte concrete alla società e ai cacciatori italiani. I tour regionali vogliono essere una risposta alla evidente mancanza di una corretta informazione nazionale e locale in merito all’attività venatoria, per contrastare l’immagine distorta che fino ad ora ha sempre trovato spazio nell’immaginario collettivo”.
Lo rilevano le ricerche nazionali "GLI ITALIANI E LA CACCIA" e “I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA” dell’istituto Astra Ricerche commissionate da CNCN e FACE Italia. Lunedì 13 giugno 2011 alle ore 11 doppia presentazione a Bologna con il sociologo Enrico Finzi nella “Sala Auditorium” della Sede della Regione in viale Aldo Moro 18, alla presenza dell’assessore regionale Tiberio Rabboni
Bologna, 13 giugno 2011
“Gli Italiani e la Caccia” e “I Cacciatori Italiani e la Caccia” le due indagini demoscopiche sul tema venatorio più approfondite mai realizzate fino ad ora approdano a Bologna con una verità che in molti non conoscono: gli italiani non sono contrari all’attività venatoria in quanto tale. Gli sono ostili, come lo sono gli stessi cacciatori, quando è praticata senza regole e da bracconieri.
Viste le radicate tradizioni e il numero di praticanti l’attività venatoria che vanta l’Emilia Romagna, CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) e FACE Italia (coordinamento che riunisce le principali associazioni venatorie italiane: Federcaccia, AnuuMigratoristi, Enalcaccia, e Liberacaccia) hanno voluto presentare a Bologna i risultati di due ricerche che, in modo oggettivo e del tutto libere da condizionamenti, danno della caccia e dei cacciatori una lettura sicuramente più equilibrata e corrispondente al vero di quella solitamente comunicata. La presentazione è stata organizzata a Bologna il 13 giugno alle ore 11 nella “Sala Auditorium” della Sede della Regione, dove sono stati illustrati i risultati delle due ricerche demoscopiche “Gli Italiani e la Caccia” e “I cacciatori Italiani e la Caccia” commissionate da CNCN e FACE Italia all’Istituto indipendente Astra Ricerche, presieduto dal sociologo Enrico Finzi, che in questa occasione oltre a illustrare i dati generali ha posto l’accento in particolare su quelli specifici dell’Emilia Romagna e delle Marche.
Le precedenti ricerche, con campioni demoscopici ben più ridotti, sembravano dare per maggioritari i contrari alla caccia rispetto ai favorevoli, questo studio svela invece una realtà diversa: la maggioranza degli italiani (il 54% nelle due regioni specifiche) non è contraria alla caccia e ben il 58% degli emiliano - romagnoli e marchigiani sono in qualche modo vicino alla caccia. La seconda ricerca tratteggia invece un quadro di come i cacciatori vivono la propria passione anch’esso diverso dal consueto.
LE RICERCHE: GLI ITALIANI E LA CACCIA Dall’analisi dei dati relativi all’Emilia Romagna e alle Marche emerge chiaramente un dato: i filo-caccia costituiscono anche in questo caso la maggioranza (54%) degli italiani 18-80enni residenti, dato superiore anche alla media nazionale. Nelle due regioni interessate, il 22% si dichiara pro-caccia senza riserve, mentre il 32% è pro caccia, ma solo se questa è normata, limitata, responsabile e sostenibile. Fondamentale anche in queste Regioni, il grado di informazione sulla caccia, che è stata ampiamente approfondita verificando in primo luogo la conoscenza di diciotto limiti all’esercizio della caccia, esistenti nel nostro Paese. Anche qui solo il 28% dei residenti (in particolare nei comuni medio-piccoli, i pensionati, le casalinghe, i lavoratori autonomi e gli studenti) è consapevole che in Italia la caccia è permessa solo con vincoli molto rigidi.
Si conferma quindi la correlazione forte tra la notorietà delle norme, il consenso per esse e la buona valutazione della caccia: il 44% dei residenti non conosce assolutamente nulla della materia e delle norme che la regolano.
I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA
Il ritratto del cacciatore che si evidenzia è molto diverso dallo stereotipo presentato dalla maggioranza degli organi di informazione. Dalla ricerca emerge l’immagine di un cittadino che vive in modo profondo il suo amore per la caccia (il 93% degli intervistati parla proprio di amore), ma soprattutto verso la natura dedicandosi ad attività all’aria aperta in generale (82,5%), impegnandosi nel sociale e in attività di volontariato a favore dell’ambiente e della collettività (il 63% è impegnato in attività ambientali di vario tipo, il 38% si dedica all’antincendio e il 20% opera nella protezione civile).
I cacciatori hanno dimostrato di essere fruitori attenti e consapevoli della natura e della fauna. Anche in Emilia Romagna e nelle Marche, in sintonia con i dati nazionali, emerge un forte orientamento a favore della caccia limitata, responsabile, legale (69%) con la connessa preoccupazione per la caccia ‘selvaggia’ senza limiti (57%). In effetti, la tonalità emotiva complessiva è quella di una sconfinata passione, che però cerca e trova i suoi limiti nelle norme e nel loro rispetto, nel rigetto di ogni ‘fondamentalismo venatorio’, nella cultura della prudenza e della responsabilità.
In questa ottica si colloca il dato che il 97% dei cacciatori emiliano romagnoli e marchigiani (ben 7 punti oltre la media nazionale) caccia prevalentemente negli Atc, evidentemente soddisfatto per quanto il territorio libero è in grado di offrire in termini di biodiversità, selvatici e fauna, frutto di un impegno gestionale attento e concreto dei cacciatori stessi, le cui ricadute sono percepite da tutta la società, a vantaggio anche della sua immagine e della percezione positiva della caccia. Altro aspetto importante e da sottolineare il peso economico della caccia: il 54% dei cacciatori spende in una stagione fra i 2000 e i 4900 euro, con un 12% che spende da 5000 a 7500 euro e un altro 12% che spende oltre i 7500 euro, creando occupazione per oltre 45.000 addetti nel settore a livello nazionale. La ricerca infine ha evidenziato il peso politico dei cacciatori, sia a livello locale che nazionale, con il dato del 43% che dichiara di mutare le proprie scelte elettorali in base alle posizioni dei diversi schieramenti in merito alla caccia. “Esercitando la sua passione secondo i metri della sostenibilità e dei principi scientifici e biologici che regolano le dinamiche delle popolazioni selvatiche, il cacciatore costituisce una utile presenza sul territorio e un prezioso strumento di gestione – ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura, economia ittica, attività faunistico-venatoria Tiberio Rabboni – Una caccia regolamentata e sostenibile, condotta nel rispetto dell’ambiente, della fauna e del territorio non può che avere riflessi positivi sulla biodiversità nel suo complesso, a favore di tutta la collettività. Una maggiore conoscenza di questo ruolo e un effettivo equilibrio tra fauna selvatica e attività agricole e umane attraverso una efficace gestione è la via per un diverso atteggiamento degli italiani nei confronti della caccia”. “L’Emilia-Romagna e le Marche - ha sottolineato il sociologo Enrico Finzi - sono tra le regioni italiane con la maggior tradizione venatoria e anche quelle dove è maggiore la conoscenza da parte della popolazione della caccia e dei cacciatori, che qui raggiunge il 58%, mentre il favore per la caccia – purché sia legale, limitata, responsabile e sostenibile – supera il 54%. Una conferma viene dagli stessi cacciatori, intrisi di fortissima passione per l’impegno venatorio e, nel contempo, del tutto ostili al bracconaggio, che per oltre tre quarti considerano il fenomeno che più danneggia la caccia in Italia. Emerge, in queste aree del Paese, la nuova base di un vero e rinnovato ‘patto sociale’, in grado di coniugare la tutela dell’ambiente e delle specie protette con l’esercizio normato della pratica venatoria nell’ambito di vincoli europei e italiani precisi (e peraltro condivisi dalla netta maggioranza della popolazione emiliano-romagnola e marchigiana)”. “I tour regionali vogliono essere una risposta alla evidente mancanza di una corretta informazione nazionale e locale in merito all’attività venatoria, per contrastare l’immagine distorta che fino ad ora ha sempre trovato spazio nell’immaginario collettivo. I dati generali e quelli particolari dimostrano infatti che dove la caccia e l’attività dei cacciatori sono meglio conosciute minore è la chiusura o addirittura l’ostilità nei loro confronti – dichiarano i responsabili di CNCN e Face Italia – Con queste due ricerche abbiamo fatto passi importanti sulla strada di una necessaria maggior conoscenza della complessa materia venatoria, dentro e fuori il nostro mondo. Le indicazioni raccolte sono essenziali per dare risposte concrete alla società e ai cacciatori italiani”.