11/12/2017
    CnCn News

    REGIONI

    Regione Puglia: Di Gioia su apprezzamento legge sulla caccia.
    Martedì 5 dicembre - La Puglia dopo quasi vent’anni ha una nuova legge sulla protezione della fauna ometerma e sulla regolamentazione dell’attività venatoria. “Una giornata storica per il Consiglio regionale: con una legge siffatta facciamo un importante passo in avanti, scalzando finalmente un testo di legge oramai superato, ovvero quello del 1998, licenziando un ddl che rappresenta un punto di equilibrio concreto per la tutela della paesaggio, dell’ambiente, del territorio agricolo e, naturalmente, del settore della caccia”. E’ il commento dell’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, dopo l’approvazione definitiva del ddl caccia in Consiglio regionale.
    “Tra le novità rilevanti della legge approvata quest’oggi, sono certamente l’introduzione della tutela della fauna selvatica, la disciplina delle diverse zone di protezione, insieme alla revisione degli ambiti territoriali di caccia. Siamo soddisfatti per il risultato raggiunto, sopratutto per una modalità di lavoro svolto nella piena condivisione e collaborazione di tutte le forze politiche consiliari, certe della necessità di dover offrire un riferimento normativo chiaro ed efficace per mettere ordine in un settore importante ma spesso causa di diatribe e frizioni tra interessi contrapposti. Il testo che oggi abbiamo, invece – precisa di Gioia –, recepisce le istanze di tutti i soggetti coinvolti nella gestione dell’attività venatoria e nella tutela della fauna selvatica, ovvero ambientalisti, associazioni di categoria, enti  pubblici
    La legge è intervenuta opportunamente sulla pianificazione dell’attività venatoria, sui diversi istituti di protezione, sull’organizzazione e gestione degli ambiti territoriali e sulla vigilanza della caccia, come anche sul migliore utilizzo dei proventi delle tasse venatorie regionali e sulla ridefinizione e funzionamento del comitato tecnico faunisitico venatorio.
    “Prossimo passo - conclude - è legato all’approvazione del nuovo piano faunistico venatorio regionale, nonché alla riorganizzazione dei comitati di gestione degli ATC e della valorizzazione delle funzioni degli osservatori faunistici regionale e territoriale”.

    Regione Lombardia: Fava: Abolizione della caccia? Pratica resta simbolo di tradizione e presidio del territorio.
    Milano, mercoledì 6 dicembre - "La caccia e' territorio, storia e tradizione. In una regione come la nostra questi restano capisaldi, in questi anni in cui ho ricoperto la delega di assessore all'Agricoltura i cacciatori hanno garantito presidio e sorveglianza sul territorio e, in questa fase, ci stanno aiutando seriamente sul tema del contenimento delle specie alloctone, si pensi alle nutrie, ai cinghiali e agli altri ungulati che arrecano danni all'agricoltura". Lo ha detto Gianni Fava, assessore regionale all'Agricoltura, commentando la proposta di stop alla caccia di Michela Vittoria Brambilla.
    AFFERMAZIONI BRAMBILLA SCONVENIENTI - "Un'uscita sconveniente per una serie di motivi - ha proseguito Fava, in merito alle affermazioni di Brambilla -. Innanzitutto non si capisce come possa prendersi impegni di coalizione e asserire come un'eventuale coalizione di centrodestra sarebbe pronta a presentarsi con un programma elettorale con cui si abolisce definitivamente la caccia". "Mi chiedo - ha osservato Fava - come pensi la signora Brambilla di sostituire queste figure, ed eventualmente con quali risorse pensa si possa far fronte a una corretta gestione e controllo del territorio in assenza di un numero cosi' elevato di soggetti che - gratuitamente, come volontari - si sono sostituiti all'ente pubblico quando questo non e' riuscito a garantire analoga tempestivita' e presenza sul territorio".
    ESTREMIZZAZIONE NON GIOVA A LAVORO FATTO IN QUESTI ANNI - "Il rapporto con i cacciatori in Lombardia e' molto delicato e spesso fatichiamo a far comprendere quali siano le regioni per cui si debbano applicare norme che non sono ben accettate da una parte degli stessi - ha rilevato Fava -. Credo che l'estremizzazione dei concetti usati dalla signora Brambilla non faccia bene ne' al contesto in cui viviamo ne' al dialogo che faticosamente siamo riusciti a mantenere in questi anni"
    ATTIVITA' IN SINTONIA CON CONTESTO AMBIENTALE - "Il percorso di emancipazione culturale del mondo venatorio lombardo - ha detto Fava, in conclusione - mi da' ampie garanzie sul fatto che, a prescindere da qualcuno che non ha compreso le modalita' moderne della propria attivita', ma che rappresenta di fatto una minoranza, l'attivita' venatoria, per qualita' e serieta' dei cacciatori, possa continuare in questa regione, nei prossimi anni, a essere non solo un esercizio di pratica sportiva, ma anche un modo come un altro per vivere il nostro ambiente e contribuire a governarlo".

    Regione Piemonte: Vignale incontra i cacciatori sulla nuova legge sulla caccia.
    Mercoledì 6 dicembre - Mercoledì 22 Novembre la III Commissione consiliare ha approvato a maggioranza, con il voto contrario del sottoscritto, il Disegno di Legge sulla Caccia presentato dalla Giunta Chiamparino che ora dovrà essere approvata dal Consiglio regionale.
    Come facilmente prevedibile è un Disegno di legge pieno di divieti (15 specie cacciabili a livello nazionale sono state classificate come non cacciabili), proibizioni, violazioni della legge dello Stato e dei pronunciamenti del Tribunale amministrativo regionale.
    Nel corso delle molte commissioni che si sono svolte, ho presentato più di 500 emendamenti per cercare di migliorare la norma, ma la maggioranza non ha accolto praticamente nulla.
    Da consigliere e da cacciatore ho potuto – ancora una volta – constatare che la volontà della Giunta Chiamparino, della maggioranza di centrosinistra e del Movimento 5 Stelle è solo e unicamente vietare tutto quanto possibile.
    Per illustrare quanto la norma contiene e per avere un confronto come in altre occasioni vorrei incontrarvi.
    Il primo appuntamento sarà a Pinerolo lunedì 18 Dicembre alle ore 20.30 presso l’hotel Barrage in Stradale San Secondo, 100.

    Conferenza delle Regioni e delle Province autonome: Trentino e Alto-adige dicono no alla proposta del Ministro Galletti.
    Lunedì 4 dicembre - Trentino e Alto Adige, insieme a Toscana e Veneto, hanno espresso nel corso di una riunione della commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, la propria contrarietà alla proposta del ministro all’ambiente Gian Luca Galletti in materia di gestione del Lupo sul territorio nazionale. Nella proposta è prevista la possibilità di prelievi limitati a casi particolari e comunque non superiori al 5% del totale, da applicarsi con una deroga al regime di protezione della specie non prima di due anni dalla sua approvazione. Già lo scorso settembre, la Provincia autonoma di Trento, attraverso una nota inviata al Ministero dall’assessore alle foreste Michele Dallapiccola, aveva evidenziato come in Trentino e nelle aree confinanti, nell’ultimo biennio si fosse assistito ad un considerevole aumento del numero di branchi e di coppie, chiedendo quindi più flessibilità nell’applicare il regime di tutela del lupo e un’analisi maggiormente precisa della presenza dell’animale, basata sui dati più recenti.
    In questa intervista, a cura dell’Ufficio Stampa della Provincia, l’assessore Dallapiccola spiega le ragioni della contrarietà espressa ieri a Roma dalla Provincia autonoma di Trento.

    Conferenza Stato-Regioni: Lupo: slitta il voto sul piano.
    Roma, mercoledì 6 dicembre - Niente di fatto per il Piano Lupo che doveva essere votato oggi dalle Regioni a Roma. Lo ha fatto sapere il presidente della regione Liguria Giovanni Toti uscendo dai lavori della Conferenza delle Regioni. La causa una mancanza di omogeneità sul tema. Come riporta l’Ansa, Toti ha dichiarato che “Ci sono pareri discordanti. C’è chi è più penalizzato, come le regioni agricole del nord, e chi invece recepisce le istanze degli ambientalisti”.
    Motivo del contendere, come ben noto, gli abbattimenti controllati – che nulla hanno a che vedere con la caccia – la cui possibilità Toscana, Province di Trento e Bolzano, Veneto e Valle d’Aosta vorrebbero veder mantenuta all’interno del Piano, un punto che ha sollevato le ire di animalisti e ambientalisti e di conseguenza ha invitato le Regioni a una certa ritrosia.
    L’ultima versione prevede che la decisione sulla possibilità di abbattimento selettivo dei lupi sia rinviata di due anni, una pausa che sembrava avrebbe permesso l’approvazione del Piano, ma c’è chi chiede che anche questa possibilità, invero assai remota, venga stralciata.
    La nuova stesura prevede invece un monitoraggio nei prossimi due anni della popolazione, con uno stanziamento di 1,5 milioni di euro fino al 2020.

    Regione Trentino Alto-adige: Rinviata la votazione del Piano Lupo.
    Provincia autonoma di Bolzano, mercoledì 6 dicembre -Fumata nera a Roma: il permanere di posizioni discordanti tra le Regioni ha fatto rinviare la decisione della Conferenza Stato-Regioni sul piano del ministero dell’Ambiente che prevede la sospensione per due anni della decisione su possibili deroghe nel prelevamento dei lupi. Saranno necessari ulteriori incontri e approfondimenti, anche con le associazioni ambientaliste, per tentare di giungere a un parere condiviso.
    Alla riunione odierna delle Regioni nella capitale era presente l’assessora provinciale Martha Stocker, in rappresentanza del collega Arnold Schuler, che sottolinea come anche l’attuale versione del piano non consenta una adeguata tutela per gli animali di allevamento. Alla Provincia di Bolzano è riuscito, informa l’assessore, di ampliare l’alleanza delle Regioni che rifiutano l’attuale proposta di piano: a Trentino e Val d’Aosta si sono aggiunte Toscana e Veneto.
    Schuler ha inoltre inviato una lettera ai membri della Conferenza Stato-Regioni per chiedere regole condivise nella gestione del lupo: “Il piano deve essere realistico e attuabile, compresa la possibilità dei prelevamenti”. Tra il 2010 e il 2016 si è registrata annualmente la presenza di 2 o 3 esemplari di lupo in Alto Adige, “quest’anno erano già 7 o 8. Servono chiare competenze a livello locale nella gestione dell’animale nei 1736 alpeggi dove pascolano mucche e pecore, perché la situazione non si combina con lo sviluppo del lupo”, conclude Schuler.

    Regione Veneto: Rinviata la votazione sul Piano Lupo.
    Mercoledì 6 dicembre - “Un piano non aggiornato, ambiguo, privo di adeguata copertura finanziaria, lesivo dell’autonomia e della specificità dei diversi territori. Ecco perché la Regione Veneto ha ribadito anche oggi il proprio dissenso”.  Così l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, sintetizza il parere negativo espresso, nella Conferenza Stato-Regioni, al piano proposto dal governo per la conservazione e la gestione del lupo in Italia. Parere che ha contribuito a determinare un nuovo rinvio del provvedimento.
    “Sono soddisfatto che la decisione sul piano formulato dal ministero dell’Ambiente sia stata rinviata a tempo indeterminato – ribadisce Pan – perchè si tratta di un documento datato, costruito con dati generici e non aggiornati. Basti pensare che, per quanto riguarda il Veneto, il piano evidenzia solo la presenza del branco in Lessinia, mentre la situazione attuale vede la presenza di altri 5 branchi riproduttivi tra Lessinia orientale, Altopiano di Asiago, Massiccio del Grappa, Valbelluna e Val di Fassa. Inoltre – rileva Pan – il piano non è chiaro su chi debba pagare i costi del programma di monitoraggio genetico, né riconosce sufficiente autonomia alle Regioni e alle Province autonome nell’adattare le azioni risarcitorie e gli interventi di prevenzione alle esigenze dei propri territori”.
    “Ma il punto più debole del piano proposto dal ministero dell’Ambiente – aggiunge Pan – sta nell’aver subordinato l’eventuale autorizzazione in deroga a contenere la presenza del lupo alla preventiva adozione di strumenti di prevenzione. Un principio inattuabile, là dove le azioni di prevenzione (recinti elettrificati, cani pastore, ricoveri notturni e strumenti di dissuasione) risultino inapplicabili e inefficaci”.
    “Ricordo – conclude Pan – che il Parlamento Europeo ha approvato di recente una specifica risoluzione che invita a riformare la direttiva Habitat, ‘valutando accuratamente il ruolo dei grandi predatori’ e introducendo misure di flessibilità e di adattabilità, ‘in modo da salvaguardare la biodiversità, il paesaggio agricolo e l’allevamento del bestiame nelle regioni di montagna, praticato da secoli’. I parlamentari europei, per la prima volta, invitano a modificare il livello di protezione di determinate specie, come il lupo, che non appaiono più a rischio di estinzione. Il piano nazionale propostoci dal governo, invece, è uno strumento rigido, che, allo stato attuale dei fatti, appare irragionevole, superato anche dai nuovi orientamenti europei”.

    ASSOCIAZIONI

    Face.eu: Nella comunicazione della Commissione europea sulla PAC mancano azioni per la conservazione della natura.
    Lunedì 4 dicembre - Preoccupante per FACE la comunicazione della Commissione europea (CE)* sulla prossima politica agricola comune (PAC), che non riconosce la crisi della biodiversità nei terreni agricoli europei. È significativo che la CE abbia confermato che la prossima PAC includerà nuovamente una struttura a due pilastri in base alla quale gli agricoltori riceveranno pagamenti basati su aree (come previsto dal Pilastro I), che potrebbero anche non fornire beni pubblici diversi dai prodotti alimentari.
    La FACE sperava in una migliore struttura della PAC, in base alla quale i pagamenti diretti agli agricoltori sarebbero stati chiaramente collegati a risultati ambientali misurabili. Sebbene l’attuale PAC includa un pagamento volontario di “inverdimento”, la maggior parte delle prove dimostra che ciò è stato inefficace e non è chiaro quale risultato offrirà la nuova PAC in tal senso.
    Purtroppo, dal controllo dell’adeguatezza delle direttive sulla natura è emerso chiaramente che l’attuazione della politica della natura dell’UE a livello nazionale è stata molto inefficace. Come possiamo quindi essere sicuri che gli Stati membri daranno la priorità alle azioni necessarie per migliorare la conservazione della biodiversità nella realizzazione della PAC? In generale, i regimi agroambientali volontari nell’ambito del secondo pilastro sono stati infruttuosi a parte alcuni esempi, come i regimi a guida locale e basati sui risultati in alcune parti dell’Europa.
    Ciò che è più preoccupante è che non si fa menzione di un nuovo strumento per finanziare la conservazione della natura, che ostacola l’opportunità per la prossima PAC di garantire la necessaria coerenza delle politiche.
    La comunicazione della Commissione non propone in che modo i pagamenti diretti (a titolo del pilastro I) saranno effettivamente “semplificati e meglio mirati”, in particolare per quegli agricoltori che mantengano i paesaggi più ricchi di biodiversità (e spesso designati nella rete Natura 2000). In che modo questi agricoltori saranno adeguatamente supportati per garantire che l’attuale problema dell’abbandono della terra sia invertito?
    Per FACE, la comunicazione della CE non risolve efficacemente questo problema.
    La comunicazione della CE propone anche un “modello di consegna” con un approccio più flessibile per garantire risultati efficaci, ma afferma che: “Gli Stati membri dovrebbero assumersi maggiori responsabilità ed essere più responsabili su come raggiungere gli obiettivi e raggiungere obiettivi concordati”. In tale contesto, gli Stati membri sarebbero responsabili di “fornire un monitoraggio e un reporting credibili delle prestazioni, sottolineando l’affidabilità del bilancio”. Per FACE, questo è il caso in cui l’agricoltura europea potrebbe non riuscire più a raggiungere i suoi obiettivi di biodiversità.
    Inoltre, FACE rileva anche l’uso del termine problematico “assistenza ambientale” nella comunicazione della CE. Resta da chiarire se questo significhi “premuroso” per le specie e gli habitat di terreni agricoli rimasti impoveriti in Europa, oppure se invece concentri sul restauro degli stessi.
    Pur riconoscendo che la comunicazione sulla prossima PAC segnala che essa debba avere “un forte impegno a fornire beni pubblici e servizi ecosistemici legati al suolo, all’acqua, alla biodiversità, alla qualità dell’aria, all’azione per il clima e alla fornitura di servizi paesaggistici”, molte domande aperte necessitano una risposta, come:
    Come sarà realizzato in un modo strategico e misurabile?
    Cosa accadrebbe se gli Stati membri non definissero obiettivi quantificati per garantire che questi obiettivi ambientali e climatici concordati siano rispettati?
    Cosa accadrebbe se gli Stati membri non decidessero di dare la priorità alla realizzazione di obiettivi ambientali a livello nazionale?
    Cosa accadrebbe se gli Stati membri o la CE fallissero nella progettazione di adeguati quadri di conformità e controllo?
    Cosa accadrebbe se il proposto “piano strategico della PAC” non obbligasse sufficientemente gli Stati membri a garantire la coerenza delle politiche?
    Secondo Ludwig Willnegger, segretario generale di FACE: “FACE è profondamente preoccupata che questa proposta possa portare i 7 milioni di cacciatori europei a vedere ulteriori decrementi ed estinzioni nella popolazione di selvaggina e in altre specie non cacciabili. Ora la Commissione ha un considerevole lavoro da fare per dimostrare in che modo la prossima PAC fornirà risultati sul campo in modo che alcuni dei punti ambiziosi della Comunicazione diventino realtà “.

    ATC Macerata 2: Il prelievo del cinghiale nella aree di rispetto venatorio.
    Lunedì 4 dicembre - La Legge Regionale n. 7/95 “Norme per la protezione della Fauna Selvatica e per la tutela dell’equilibrio ambientale e disciplina dell’attività venatoria” prevede all’art. 10 bis la costituzione delle Aree di Rispetto, delimitate lungo i confini da tabelle gialle con la scritta “Area di rispetto Caccia regolamentata”.
    Sono istituite in primis per l’incremento della fauna selvatica stanziale, come lepri, fagiani e starne, ma di riflesso, di fatto sono anche aree di sosta, di svernamento e pastura per la fauna migratoria.
    Chiaramente, visto l’aumento della popolazione di cinghiale in tutta la regione Marche riscontrato negli ultimi anni (ma allargando gli orizzonti, situazione analoga si riscontra in tutta Italia e in Europa), che provoca conseguenti danni alle colture agricole e un aumento di sinistri stradali, è impensabile vietare l’attività venatoria a questa specie nelle suddette aree, anche in funzione della gestione stessa, vista la finalità per cui sono state istituite. Infatti le altre specie sopra indicate non verrebbero tutelate dalla presenza abnorme del suddetto selvatico.
    E’ vero come riportato dai mezzi di informazione che qualche Area di Rispetto include al suo interno dei centri abitati, ma solo ed esclusivamente per motivi di carattere pratico nella tabellazione e nella individuazione dell’area stessa.
    Qualora vengano effettuate delle battute al cinghiale in forma collettiva (braccata o girata) vengono messe in atto tutte le precauzioni per garantire la pubblica sicurezza, come previsto dalla normativa di riferimento (Legge 157/92, Legge Regionale 7/95, Regolamento Regionale n. 3/2012, Disciplinare Regionale per il prelievo del cinghiale in forma collettiva per la stagione venatoria 2017/2018.
    Non abbiamo bisogno di altre leggi: il rispetto delle attuali norme in merito è più che sufficiente per praticare l’attività venatoria nel pieno rispetto della pubblica sicurezza.
    Il Cinghiale ed i cervidi devono essere gestiti con modalità tecnico-scientifiche e non come nelle favole disneyane, coinvolgendo tutti i diretti interessati: cacciatori, agricoltori, ambientalisti, istituzioni ed i responsabili dei Parchi nazionali e regionali.
    Un plauso in questa ottica merita l’Assessore alla Caccia della Regione Marche  Moreno  Pieroni che nei giorni scorsi ha attivato un tavolo tecnico per la gestione del cinghiale, coinvolgendo tutti i portatori di interesse, con il fine che il cinghiale sia una risorsa per tutta la collettività e non un problema.

    Coldiretti Toscana: Piano Lupo: risposta debole per un problema forte.
    Lunedì 4 dicembre - Dopo mesi di stallo torna in Conferenza Stato-Regioni il Piano di conservazione e gestione del Lupo in Italia redatto dal Ministero dell’Ambiente. Forte è stato il pressing di Coldiretti regionale sulla vicenda per i danni arrecati dai predatori alle aziende agricole con la dichiarazione della stato di mobilitazione e molteplici iniziative.
    Razzie quotidiane, greggi dimezzate e danni alle stelle. Solo in Maremma negli ultimi anni 300 pastori hanno alzato bandiera bianca ed hanno chiuso. Gli attacchi sono all’ordine del giorno e riempiono ormai da anni le pagine di cronaca locale. Per denunciare il disagio degli allevatori Coldiretti è anche scesa in Piazza Duomo, a Firenze, con una clamorosa manifestazione al grido di #riprendiamociilterritorio.
    Obiettivo dell’organizzazione è sempre stato quello di poter attuare sul territorio toscano tutti i punti del cosiddetto ‘Piano’ in modo da contenere i danni per le imprese agricole e rendere possibile la coesistenza tra il predatore e l’attività di allevamento.
    “Abbiamo denunciato da mesi – ha detto Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti regionale – in molte aree della Toscana una situazione di emergenza legata alle predazioni. Basti pensare che per il triennio 2014 – 2016 sono state presentate domande di indennizzo, riferite a 1.348 attacchi di predatori agli animali allevati, per un danno che supera i 3 milioni di euro. Numeri che parlano da soli e che non dicono tutto della situazione reale perché molti allevatori rinunciano addirittura a richiedere i rimborsi. Attacchi non solo di lupi ma anche individui ibridi e di cani domestici inselvatichiti – conclude Marcelli –“.
    “Sono apprezzabili gli sforzi messi in campo fino ad oggi dalla Regione – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – come quello annunciato di reperire ulteriori risorse per risarcire tutti i danni per le domande presentate al novembre 2016 ed ancora in attesa di essere liquidate. Il Piano Lupo nella versione edulcorata che torna in Conferenza Stato-Regioni rappresenta una risposta “debole” ad un problema “forte” – continua De Concilio -. Perde di efficacia perché si ipotizza una entrata in vigore progressiva che di fatto ne dilazione la piena operatività tra due anni. Il calcolo degli indennizzi oltre ad essere complesso di fatto penalizza gli allevatori che hanno subito danni. Per questo la nostra organizzazione sostiene il Piano Lupo nella versione “originale” e si pone al fianco della Regione Toscana – conclude De Concilio – che con l’Assessore Remaschi pur essendo da sempre favorevole al ‘Piano’, ha già espresso una posizione contraria alla nuova stesura del Piano.” Intanto Coldiretti ha chiesto al Ministro Galletti di prevedere un congruo stanziamento a livello nazionale per far fronte ai danni degli allevatori.

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    La prima gara nazionale interamente dedicata ai neofiti, per permettere a tutti coloro che non hanno mai praticato il tiro a volo di trascorrere una giornata all’aria aperta, all’insegna del divertimento e alla scoperta dei segreti di questo meraviglioso sport.
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    11/05/2017
    05/05/2017
    26/04/2017
    È una pratica che spacca l’opinione pubblica, ma coinvolge anche molte donne. Abbiamo seguito tre giorni di battuta con un gruppo di appassionate. Che rispettano le regole e l’ambiente
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