17/07/2017
    CnCn News 2.0

    Regioni

    Regione Sardegna: Operazione antibracconaggiodel Corpo forestale: due bracconieri denunciati nel Sarrabus-Gerrei.

    Giovedì 13 luglio - Il personale delle Stazioni Forestali di Escalaplano e San Nicolò Gerrei, coordinato dai rispettivi  ispettori, ha proceduto ieri alla denuncia a piede libero e al sequestro di fucile da caccia e numerosa altra attrezzatura a carico di due uomini, entrambi residenti in Escalaplano per violazione delle norme in materia di protezione della fauna.

    L'OPERAZIONE. I due fermati si erano appostati nella notte di lunedì 11 luglio con un fucile dotato di illuminatore in località "CuccuruLimporra" in agro del Comune di Escalaplano. Le pattuglie in servizio nella zona, attirate da una  detonazione, hanno effettuato un posto di controllo stradale e fermato un fuoristrada.

    IL SEQUESTRO. La perquisizione operata dagli agenti del Corpo Forestale sull'auto e sulle persone ha condotto all'immediato ritrovamento e sequestro di: un fucile da caccia calibro 12; numerose munizioni dello stesso calibro; due pile allestite per l'illecito montaggio sull'arma; un grosso esemplare maschio di cinghiale abbattuto con un'unica fucilata con munizione "a pallettoni".

    Dai controlli immediatamente operati attraverso la Sala operativa del Corpo forestale, l'arma risultava regolarmente denunciata e detenuta; i due bracconieri risultavano incensurati e titolari di licenza di porto di fucile per uso di caccia. I due sono stati segnalati alle autorità amministrative per i provvedimenti in materia di detenzione di armi.

    ANTIBRACCONAGGIO NEL SARRABUS-GERREI. L'operazione fa seguito a quella dei medesimi Reparti e dalla Stazione di Muravera dello scorso 17 giugno, nel corso della quale è stato deferito all'autorità giudiziaria per gravi reati in materia di protezione della fauna e in materia di armi un pescatore di Muravera.

     

    Regione Trentino Alto Adige: Operazioni antibracconaggio a tutela dei nidiacei.

    Trento, lunedì 10 luglio - Importante intervento di tutela ambientale da parte del Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con alcune associazioni ambientaliste. L'attività è partita già a fine marzo e si è protratta per oltre tre mesi coprendo di fatto tutta la primavera. Nelle campagne e in alcune nelle aree forestali sono attive in questo periodo le coppie di uccelli dedite alla preparazione del nido, successivamente alla cova delle uova ed infine all’accudimento della prole. Tra queste sono comuni quelle appartenenti alla famiglia dei turdidi, tordi bottacci (Turdusphilomelos) soprattutto, i cui nidiacei vengono utilizzati illegalmente quali uccelli da richiamo per la caccia (si consideri che sul mercato nero un singolo uccello da richiamo può arrivare a valere alcune centinaia di euro). In queste delicate fasi riproduttive gli uccelli devono fare i conti con la predazione naturale, con le improvvise e drastiche variazioni del tempo, e con un altro grave pericolo: bracconieri che sottraggono dal nido i nidiacei per allevarli e venderli poi quali uccelli da richiamo. Il personale forestale, in questi mesi, ha monitorato i comportamenti di numerose persone, provenienti prevalentemente da fuori provincia dove il mercato ornitologico è molto fiorente. L'attività illecita consiste nel monitoraggio dei siti di nidificazione, per capire dove maggiormente si concentrano i nidi, nel controllo dello stato di avanzamento delle covate e dei pulli da queste generate ed, infine, al momento più opportuno, nella cattura dei nidiacei. Questo ultimo passaggio avviene prelevando l'intero nido contenente i piccoli dall’albero o dal cespuglio dove era stato posizionato per sfuggire ai predatori. I controlli hanno portato alla segnalazione all'autorità giudiziaria di una ventina di persone e al sequestro di circa 350 turdidi.

    Il nido, una volta prelevato, viene riposto sommariamente in zaini, borse, o scatoloni per uno stoccaggio temporaneo (foto). Una volta lontano dai siti di prelievo, i nidi vengono posti in scatole o contenitori definitivi, atti al trasporto anche prolungato per centinaia di chilometri con macchine o con furgoni appositamente allestiti. Scopo dei bracconieri è quello di cercare di tenere in vita nel modo migliore possibile i nidiacei, ben sapendo che la sottrazione alle cure parentali in queste prime settimane di vita causa agli sfortunati volatili stress e difficoltà considerevoli. Durante le complesse fasi dei controlli effettuati dal personale forestale e di custodia forestale sono stati spesso trovati dispositivi rudimentali per effettuare l'alimentazione forzata dei pulli con impasti di mangimi e qualche larva del tipo impiegato nella pesca, nonché siringhe utilizzate senza l'ago per imbeccare gli uccelli e fornire l'apporto idrico necessario per evitarne la disidratazione. Questo per evitare che i preziosi nidiacei soccombano per fame o sete. In questo periodo il personale forestale ha dunque messo in campo un sistema di controllo mirato e coordinato, con la collaborazione anche di Associazioni ambientaliste. Questo ha permesso di condividere istantaneamente informazioni sull’operato di persone già note per reati analoghi, commessi negli anni precedenti,informazioni anche sull'utilizzo di mezzi e modus operandi dei bracconieri. Hanno preso parte ai controlli 3 Distretti forestali (le aree maggiormente interessate dai controlli sono state la valle dell'Adige, la valle di Non e la bassa val di Sole) per complessive 12 Stazioni forestali. Altri tre Distretti forestali sono stati coinvolti come supporto in aree in cui il fenomeno è più marginale. I forestali che si sono avvicendati in questo lungo e complesso periodo di controlli e monitoraggi, sono stati varie decine così come il personale di custodia forestale. Gli esiti hanno condotto alla segnalazione all’autorità giudiziaria di una ventina di persone, a seguito di 9 diverse operazioni svolte anche fuori dal territorio provinciale. Sono stati sequestrati circa 350 turdidi i quali sono stati accuditi dal personale forestale secondo le indicazioni fornite dai volontari della Lipu. Poche ore dopo le delicate fasi del sequestro, i pulli sono stati consegnati al Cras (Centro recupero avifauna selvatica della Provincia autonoma di Trento, gestito dalla Lipu) di San Rocco di Villazzano. Alla fine del processo di recupero gli uccelli, inanellati grazie al supporto tecnico scientifico dell’Ufficio Faunistico del Servizio Foreste e fauna e del Muse, sono stati liberati negli ambienti più idonei.

     

     

    Regione Veneto: Pubblicata la Sentenza n. 174/2017 del 20 giugno, depositata il 13 luglio 2017.

    Venerdì 14 luglio -Norme impugnate:  Artt. 55, 65, 66, c. 1° e 2°, 68, c. 1°, 69, c. 2°, e 71 della legge della Regione Veneto 27/06/2016, n. 18.

    Oggetto: Ambiente - Norme della Regione Veneto - Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell'esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione - Istituzione, nelle acque non oggetto di concessione, di eventuali oneri ulteriori per i non residenti nella Regione, mediante provvedimento della Giunta regionale;

    Caccia - Esercizio cumulativo di diverse forme di esercizio venatorio; Esercizio dell'attività venatoria alla fauna migratoria, per trenta giorni, in tutti gli Ambiti Territoriali di Caccia; Previsione che le attività di addestramento e svolgimento delle gare dei cani da caccia possono effettuarsi, anche su fauna selvatica naturale e con l'abbattimento di fauna d'allevamento, durante tutto l'anno; Comprensori alpini di caccia - Composizione degli organi direttivi; Recupero della selvaggina ferita; Misure per il contenimento del cormorano [Phalacrocoraxcarbo].

    (In allegato inviamo la Sentenza della Corte Costituzionale)

     

    Regione Veneto: Zanoni (PD): "La Corte Costituzionale cancella la legge veneta sul nomadismo venatorio: sulla caccia la maggioranza si dimostra ignorante e incompetente".

    “La Corte Costituzionale, con sentenza n. 174 depositata giovedì 13 luglio, ha dichiarato illegittime le disposizioni sul nomadismo venatorio approvate con la legge regionale 27 giugno 2016, n. 18, il cosiddetto ‘Collegato agricoltura, caccia e pesca’. A dichiararlo, il Consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni. “È stato bocciato - prosegue - l’articolo che consentiva a chi avesse optato per la forma di caccia da appostamento fisso di disporre di quindici giornate di caccia in forma vagante e viceversa, bocciata la norma che consentiva il nomadismo venatorio per trenta giorni in tutti gli ambiti territoriali di caccia senza essere iscritti e senza nemmeno comunicarlo; bocciato l’addestramento cani tutto l'anno; bocciato il recupero degli uccelli abbattuti in Laguna con l’uso di barche a motore e di fucile lontano dagli appostamenti di caccia; bocciata, inoltre, la caccia al  cormorano, specie protetta. È una vittoria a 360 gradi: la Corte Costituzionale ha bocciato tutti gli articoli della Legge regionale n. 18 citati nel nostro esposto al Governo che lo scorso agosto l’aveva poi impugnata”.

    “Questa maggioranza a traino leghista - continua - si è dimostrata incompetente in materia di caccia e fauna selvatica, nonché ignorante dei contenuti delle leggi statali e comunitarie in merito. Mi auguro che l’assessore Pan e la maggioranza a trazione leghista, per evitare ulteriori figuracce, smettano di credere a tutto quello che va dicendo il Consigliere Berlato, che in aula aveva ripetutamente e falsamente attestato la legittimità di queste disposizioni ora dichiarate incostituzionali”.

    “La decisione della Suprema Corte ha portato alla luce che i cacciatori in deroga sono stati imbrogliati con delle promesse puramente elettorali - conclude Zanoni - impossibili da mantenere. Senza questa bocciatura i cacciatori delle province di Treviso, Venezia, Padova, Verona e Rovigo avrebbero subìto l’invasione di quelli vicentini che sarebbero entrati nei loro Ambiti territoriali senza autorizzazione né bussando alla porta”.

     

    Regione Veneto:Berlato: Riformuleremo la mobilita’ venatoria nel nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale.

    Venerdì 14 luglio - Con sentenza n. 174 del 20 giugno 2017 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime dal punto di vista costituzionale le modifiche alla legge regionale 50/93 che hanno permesso a tutti i cacciatori del Veneto di usufruire, nella passata stagione venatoria, della mobilità per la caccia alla selvaggina migratoria su tutti gli Ambiti territoriali di caccia del Veneto, ad esclusione della zona faunistica delle Alpi e della zona lagunare valliva.

    “Prendiamo atto del pronunciamento della Corte Costituzionale e provvederemo ad inserire la mobilità per la caccia alla selvaggina migratoria, con una nuova formulazione, nel nuovo Piano faunistico venatorio regionale che stiamo predisponendo assieme alla Giunta regionale del Veneto, perché non abbiamo nessuna intenzione di privare i cacciatori del Veneto di questo diritto” così  SergioBerlato, Presidente della Terza Commissione permanente del Consiglio regionale del Veneto.

     

    Regione Veneto: Lupi in Veneto. Approvato progetto per Piano di Gestione.

    Venezia, giovedì 13 luglio - La giunta regionale, su proposta dell’assessore all’agricoltura e alla caccia, ha approvato in data odierna il progetto per un piano di gestione del lupo in Veneto, che contempla la proposta di interventi in deroga al regime di protezione imposto dalla Direttiva Habitat, al fine di ridurre, attraverso l’intervento sui lupi presenti nelle aree a maggiore vocazione zootecnica e turistica, il forte conflitto sociale in atto.

    Proseguirà, anche attraverso le risorse messe in campo dal progetto Wolfalps fino alla sua scadenza naturale di maggio del 2018, l’implementazione delle misure gestionali “ordinarie”, come la prevenzione dei danni attraverso recinzioni elettrificate e altri presidi di protezione del bestiame domestico e il monitoraggio. Ma l’assessore fa presente che la giunta regionale, con il provvedimento odierno, propone anche un intervento forte, di natura straordinaria, allo scopo di ridurre la presenza di lupi nel territorio regionale, esplosa nell’ultimo anno e che attualmente è quantificata in 14-16 esemplari stabili, distribuiti in due branchi (quello “storico” della Lessinia e quello di più recente insediamento di Asiago) e due coppie (sul massiccio del Grappa e in Valbelluna), al netto delle nuove cucciolate del 2017.

    La proposta gestionale prevede l’intervento “in deroga” sui due branchi stabili (branco della Lessinia e branco di Asiago), mediante: a) cattura ai fini di successiva captivazione permanente in struttura idonea (recinto) da individuare/costruire ex novo sulla base delle indicazioni dell’ISPRA, previa sterilizzazione degli esemplari catturati; b) cattura ai fini di successiva traslocazione in altro sito idoneo non interessato da rilevante attività di allevamento zootecnico sulla base di indicazioni dell’ISPRA. Si prevede anche il potenziamento del monitoraggio permanente - tramite radiocollari e fototrappole- per un più efficace controllo degli spostamenti ed abitudini, nonché per prevenire la predazione su domestico a carico dei rimanenti individui in dispersione.

    “Sarà un intervento significativo anche in termini economici – conclude l’assessore – quello che la Regione sta mettendo in atto a difesa degli allevatori per dare una risposta concreta ad un problema che sta creando forte tensione a livello locale, tentando di utilizzare al massimo i ristretti limiti concessi dalla normativa comunitaria. Per quanto riguarda il pagamento dei danni, pur a fronte di passaggi tecnici-burocratici obbligatori che noi subiamo, garantiamo l’ impegno per ridurre i tempi.”

     

    Regione Veneto: Il Consiglio regionale approva la mozione per l’uscita dal Progetto Life WolfAlps.

    Mercoledì 12 luglio - Nel corso della seduta di ieri, 11 luglio, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato a maggioranza la mozione n. 230 intitolata “La Regione del Veneto receda subito dal progetto Life WolfAlps e chieda al Governo di attuare subito il piano di gestione e di contenimento del lupo”. Il provvedimento è stato illustrato in aula dal Consigliere  SergioBerlato (FDI-AN-MCR) che ha presentato la mozione con il Capogruppo della Lega Nord Nicola Finco.

    “Il progetto WolfAlps, al quale la Regione del Veneto, assieme ad altre, ha aderito con Delibera di Giunta regionale n. 2298 del 2013 – ha ricordato Berlato nel corso del suo intervento – prevede azioni atte a favorire la presenza e la crescita del lupo in Veneto: il progetto ha una dimensione finanziaria complessiva di oltre 6 milioni di euro, fondi che potrebbero essere utilizzati per aiutare le famiglie e le imprese in difficoltà. L’attività predatoria del lupo sta provocando ripercussioni negative, in particolare tra coloro che esercitano l’attività agricola. Con la mozione, si chiede un quadruplice impegno da parte della Giunta regionale, ovvero che si proceda al pagamento dei danni causati dalla predazione dei lupi entro sei mesi dalla data dell’accertamento effettuato dalle autorità competenti; ad installare, a spese della Regione ed in collaborazione con gli allevatori interessati, i sistemi di prevenzione atti a scongiurare le predazioni dei lupi; a mettere in atto l’uscita dal Progetto WolfAlps; infine, a chiedere al Governo di attuare il Piano di gestione e di contenimento del lupo, così come avviene nel resto d’Europa, per garantire la compatibilità tra la presenza del lupo e le attività umane, soprattutto se esercitate in ambienti fortemente antropizzati come, ad esempio, la Lessinia e l’Altopiano dei sette comuni”.

    Critica la posizione espressa dalla Consigliera regionale Cristina Guarda (AMP). “Si rinuncia al progetto WolfAlps, si rinuncia alle risorse europee, si rinuncia ad affrontare il problema dando spazio a facili strumentalizzazioni: in questa maniera si rimanda semplicemente il problema”.

    Altra posizione critica, quella del Consigliere regionale del Partito Democratico  Andrea Zanoni. “Il Progetto WolfAlps, in scadenza nel 2018, prevede una serie di ulteriori misure obbligatorie per i cinque anni successivi: il recesso anticipato dal Progetto comporterebbe perciò la restituzione dei fondi europei erogati. Le vere vittime del recesso dal progetto WolfAlps, quindi, sarebbero proprio gli agricoltori perché rinunceremmo a fondi già stati stanziati per i cani pastore e per le recinzioni; inoltre, il lupo continuerà ad essere presente perché  si tratta di specie protetta. La maggioranza, votando a favore della mozione, ritiene di difendere gli allevatori; in realtà non solo andrà contro le norme europee che tutelano i grandi carnivori, ma arrecherà anche un danno agli allevatori costretti a pagare per la mancata attivazione delle misure di prevenzione da parte della regione. Inoltre, la presenza del lupo sembra limitata ad una quindicina di esemplari, mentre le predazioni certe non sarebbero più di una sessantina, predazioni che potevano essere evitate con le recinzioni elettrificate e i cani pastori, com’è già stato fatto in Europa”.

    Articolata l’approvazione del provvedimento. I primi due punti del quadruplice impegno richiesto alla Giunta regionale con la Mozione (pagamento danni entro 6 mesi e installazione di sistemi di prevenzione) sono stati approvati all’unanimità; gli ultimi due punti, a maggioranza. Il provvedimento finale è stato approvato con 26 voti a favore, 12 contrari e 5 astenuti.

     

    Regione Piemonte: Il calendario venatorio resta in vigore.

    Venerdì 14 luglio - Il calendario venatorio 2017-2018 del Piemonte, approvato dalla Giunta regionale lo scorso aprile, rimane in vigore.

    Il Tar del Piemonte ha infatti respinto la richiesta di sospensiva avanzata da Federcaccia e da Enalcaccia perché “appare legittima”, si legge nell’ordinanza, sia la limitazione del carniere giornaliero e stagionale di alcune specie, sia l’articolazione del calendario per altre specie.

    Una decisione accolta con soddisfazione dall’assessore Giorgio Ferrero, secondo il quale si tratta di “un importante riconoscimento della legittimità delle nostre decisioni”.

     

    Regione Piemonte: Nuova legge sulla caccia. Vignale: La giunta propone legge punitiva e nuove limitazioni.

    Torino, martedì 11 luglio - Riceviamo dal Consigliere Regionale piemontese Gian Luca Vignale: “La Commissione Caccia mercoledì prossimo, 12 Luglio 2017, inizierà la discussione delle 3 proposte di Legge sull’attività venatoria in Piemonte. Una presentata dal sottoscritto, PdL n. 32, una dal Movimento 5 Stelle, PdL n. 196 e una presentata dalla Giunta regionale, DdL n. 182.

    Sulla Proposta di Legge del Movimento 5 Stelle c’è poco da dire. Non potendo vietare la pratica della caccia perché consentita da legge nazionale è ciò che più si avvicina al divieto dell’attività venatoria. Se venisse approvata la loro proposta, in Piemonte sarebbero cacciabili solo il cinghiale (5 capi annui), la lepre comune (2 capi annui) e il fagiano (3 capi annui) esclusivamente nelle giornate di mercoledì e sabato. Ovviamente non è necessario fare commenti.

    Anche il Disegno di Legge presentato dal Presidente Chiamparino e dall’Assessore Ferrero e sostenuta dal PD e da tutto il centrosinistra è fortemente punitiva.

    Provo a riassumere solo alcune delle limitazioni previste dal DdL n. 182:

    – Esclusione dal prelievo venatorio delle seguenti specie: fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, moriglione, allodola, merlo, pernice bianca, lepre variabile;

    – Non previsione dell’istituzione di aree recintate per il prelievo degli ungulati, provenienti da allevamento, situate preferibilmente in comuni montani o collinari o svantaggiati o depressi;

    – Adesione dei cacciatori a non più di due A.T.C. o C.A. nel corso della medesima stagione venatoria;

    – Inasprimento di divieti e sanzioni;

    – Limitazioni alle partecipazioni nei comitati;

    – Semplificazione per consentire a un proprietario o conduttore di un fondo di vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività venatoria (deve inoltrare al Presidente della Provincia, e per conoscenza all’ATC o CA di competenza, una richiesta motivata che in assenza di risposta entro sessanta giorni si intende accolta).

    Ciò che ci dobbiamo domandare è se sia meglio una nuova legge che limita ancora l’attività venatoria all’interno della nostra regione o piuttosto tenerci la “leggina” esistente che comunque consentirebbe al Piemonte di avere “diritti venatori”  paragonabili a quelli di altre regioni italiane, SE SOLO LA GIUNTA REGIONALE NE AVESSE LA VOLONTA’.

    Da mercoledì come consigliere regionale che ha presentato l’unica proposta di legge finalizzata a migliorare la caccia in Piemonte (e anche da cacciatore) mi batterò affinché la nostra passione non venga ancora una volta mortificata”.

     

    Regione Veneto: il Consiglio regionale ha approvato la mozione sulle cacce in deroga.

    Giovedì 13 luglio - “Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, a larga maggioranza, la mozione n. 228 sulle cacce in deroga, presentata dal sottoscritto”. Ne dà notizia, in una nota, il presidente della Terza Commissione consiliare permanente Sergio Berlato (FdI – AN – MCR), che spiega come il presupposto normativo della mozione presentata sia “l’articolo 9 della Direttiva 2009/147/CE, che prevede esplicitamente la possibilità per tutti gli Stati membri dell’Unione europea di poter applicare il regime di deroga; questa previsione comunitaria è stata recepita dall’articolo 19 bis della Legge statale 157/1992”.

    Il consigliere regionale ricorda che “la Giunta regionale ha regolarmente comunicato all’ISPRA, entro il 30 aprile 2017, l’intenzione di adottare un provvedimento di deroga per la stagione venatoria 2017/2018, così come previsto dal comma 3 dell’articolo 19 bis della Legge statale 157/1992; con tale comunicazione, l’organo esecutivo regionale ha già individuato le specie che ne dovrebbero formare oggetto, i mezzi, gli impianti e i metodi di prelievo autorizzati, le condizioni di rischio, le circostanze di tempo e di luogo del prelievo, i controlli e le particolari forme di vigilanza cui il prelievo è soggetto e gli organi incaricati della stessa, i soggetti abilitati al prelievo in deroga”.

    “Tuttavia, la Giunta regionale – osserva il coordinatore per il Veneto di Fratelli d’Italia/Alleanza Nazionale – è ancora in attesa di ricevere, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, la ripartizione, tra le Regioni interessate, del numero di capi prelevabili per ciascuna specie, previo parere obbligatorio ma non vincolante dell’ISPRA, cosi come previsto dall’articolo 19 bis della Legge statale n. 157/1992”.

    “La Giunta regionale – precisa Berlato – deve pubblicare nel Bollettino Ufficiale regionale la delibera che permette il prelievo in deroga in Veneto almeno sessanta giorni prima della data prevista per l’inizio delle attività di prelievo”.

    “Il Consiglio regionale del Veneto – spiega il consigliere regionale – con questa mozione, impegna in particolare la Giunta regionale a sollecitare la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, affinché provveda celermente alla ripartizione, tra le Regioni interessate al prelievo in deroga, del numero di capi prelevabili per ciascuna specie. Questa ripartizione, doveva esse fatta per legge entro il 10 giugno 2017, considerando che l’ISPRA si è limitata, in maniera prevedibile e scontata, ad emanare per tutte le Regioni italiane il solito parere ciclostilato, con il quale afferma di non avere dati disponibili per poter calcolare le piccole quantità previste dall’articolo 9, comma 1, lettera c), della Direttiva 2009/147/CE. Il parere dell’ISPRA ha una valenza ostruzionistica, quasi come se qualcuno dei suoi dirigenti, anziché reperire i dati mancanti utilizzando in modo appropriato i finanziamenti che lo Stato garantisce a questo Ente, pur constatandone a volte la dubbia utilità, tentasse di utilizzare questa posizione per impedire allo Stato ed alle Regioni di adempiere ad un preciso obbligo previsto dalla Legge 157/1992, in attuazione della Direttiva 2009/147/CE”.

    “La mozione – conclude Sergio Berlato – impegna altresì la Giunta regionale ad applicare, per la stagione venatoria 2017/2018, una volta ricevuta la ripartizione dei quantitativi prelevabili in deroga, da parte della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, il regime di deroga previsto dall’articolo 9 della Direttiva 2009/147/CE, e dall’articolo 19 bis della Legge statale 157/1992, anche utilizzando l’ultimo parere messo a disposizione dell’ISPRA, con il quale venivano individuate le specie ed i quantitativi prelevabili in deroga in Veneto”.

     

    Regione Liguria: “Abbattimento accertato: un’altra vittoria ligure”.

    Mercoledì 12 luglio - “Sono soddisfatto: la Liguria si conferma ancora una volta una regione all’avanguardia in materia di caccia, a livello nazionale”. Così Francesco Bruzzone, cacciatore e consigliere regionale in Liguria, commenta la notizia relativa alla mancata impugnazione, da parte del Governo della legge regionale approvata lo scorso maggio dal Consiglio Regionale ligure che, su ispirazione dello stesso Bruzzone, prevede che i cacciatori segnino i capi ad abbattimento accertato.

    “Si tratta di una novità unica a livello italiano, ancora una volta la Liguria è in prima linea e siamo certi che possa fare da apripista, con altre regioni pronte a ispirarsi alla nostra legge”, dichiara ancora Bruzzone, ispiratore e promotore di questa innovazione. “Ero e sono fermamente convinto che fosse necessario dare certezze ai cacciatori e sono soddisfatto che questa posizione abbia prevalso. Se vogliamo avere dati certi, l’abbattimento deve essere accertato e comprovato. Sulla base di questo principio abbiamo sfidato la legge nazionale e ce l’abbiamo fatta”.

    “Questo è un punto importante, per i cacciatori liguri e per il mondo venatorio di tutte le altre regioni italiane. Rimane purtroppo l’amaro in bocca per l’inserimento nella legge 157/92 avvenuto circa un anno fa di questo obbligo presentato come un ‘adeguamento alle normative comunitarie” quando tutti sappiamo che negli altri paesi europei non si usano neanche i tesserini, non si segnano giornate, ATC o prelievi …. Ma ciò inerisce a scelte politiche illogiche effettuate dal Governo nazionale”, conclude Francesco Bruzzone, Consigliere Regionale e cacciatore.

     

    ASSOCIAZIONI

    ArciCaccia Veneto: Innanzitutto la trasparenza.

    Da tempo una sentenza del TAR del Lazio ha sancito che per la visita di abilitazione al porto d’armi si debba andare presso una struttura medica abilitata. Non ci possono essere deroghe. In sostanza, i medici militari, non possono più rilasciare certificazione fuori dalle loro strutture. Non ci piace, abbiamo lavorato per migliorare la situazione, ma questa è la norma.

    L’ ARCI Caccia del Veneto, ha dato quindi indicazione ai propri referenti territoriali e ai soci, di attenersi alle Leggi che disciplinano il rilascio di detti certificati. Per non rischiare di pregiudicare, parte della stagione venatoria abbiamo rivolto ai singoli cacciatori l’invito ad attivarsi nei tempi più celeri possibili.

    Ci risulta invece che qualche altra associazione venatoria abbia operato in maniera diversa. Per questo fatto, pare, ci siano centinaia di Porti d’Armi bloccati nelle questure del Veneto, con un rallentamento del rilascio delle licenze anche per chi ha consegnato la propria documentazione secondo le regole.

    Se quanto sta emergendo, anche da alcuni gruppi Facebook, fosse legato principalmente a comportamenti di una associazione, lo riteniamo di una gravità inaudita. Sono state imbrogliate persone in buona fede.

    A tutela dei cacciatori verificheremo, con i nostri legali, se ci sono gli estremi per chiamare in causa i responsabili affinché vengano puniti.

    Speriamo che quanto sta emergendo non abbia strascichi negativi sulle persone inconsapevoli e che il tutto si risolva, cambiando obbiettivo e distraendo l’attenzione sulla solita promessa di deroghe alle specie cacciabili in Veneto che, da più stagioni si reitera, ma di cui non si trova traccia nei fatti.

    I cacciatori del Veneto sono stanchi di essere presi in giro!

     

    Federcacaccia Piemonte: Caccia piemontese, ora tocca alla Corte costituzionale.

    La questione del Calendario Venatorio 2017/18 del Piemonte finalmente approda sui tavoli della Corte Costituzionale, ora arbitro ultimo su spinose questioni che da tre anni a questa parte dividono politica piemontese e cacciatori.

    L’ha deciso il TAR Piemonte, dopo l’udienza del giorno 11 luglio, emettendo l’ordinanza 547/2017, qui sotto allegata, che pur respingendo alcune richieste del mondo venatorio accoglie quella che era la “madre di tutte le battaglie”, e cioè la questione della legittimità costituzionale dei provvedimenti fortemente voluti dall’assessore Ferrero.

    Sarà infatti la Consulta a decidere se, così come sostengono le associazioni venatorie ricorrenti, i recenti divieti di imposti da Regione Piemonte a mezzo di legge non siano compatibili con la Costituzione e le normative europee.

    A segnalarlo ai ricorrenti è l’Avv. Prof. Paolo Scaparone, bestia nera dell’assessore  Giorgio Ferrero, cui ha già inflitto quattro brucianti sconfitte su quattro, cinque con quest’ultima decisione storica.

    Ampia soddisfazione da parte del mondo venatorio, tanto che Bruno Morena, Presidente di Federcaccia Piemonte ha già parlato di storica svolta: ” Finalmente” ha detto il dirigente FIdC, ” si farà chiarezza, e sapremo se sulla caccia le Regioni possono davvero intervenire a loro piacimento, o debbono invece  rispettare i dettami della legge nazionale, la 157/92.”

    Qui sotto il testo della comunicazione trasmessa a Federcaccia Piemonte dal Prof. Scaparone.

    “Egregi Presidenti delle Associazioni venatorie, dei Comitati di Gestione dei CA e degli ATC e dell’Ente Produttori Selvaggina che hanno proposto ricorso contro i calendari venatori 2016/2017 e 2017/2018,

    Vi informo che a seguito delle udienze di ieri avanti al TAR Piemonte per la sospensione del calendario venatorio 2017/2018 (R.G. n. 277/2017) e per l’annullamento del calendario venatorio 2016/2017 (R.G. 590/2016) – la prima relativa alla fase cautelare e la seconda relativa alla fase di merito dei rispettivi giudizi – il TAR Piemonte ha emesso per ora l’ordinanza n. 574/2017 riguardante la fase cautelare del primo giudizio.

    Con tale ordinanza il TAR dispone che il calendario venatorio 2017/2018 non viene sospeso, ma, con separata ordinanza, nell’ambito del giudizio di merito R.G. n. 590/2106 sul calendario 2016/2017, saranno rimesse alla Corte Costituzionale le questioni di compatibilità con la Costituzione e con la normativa europea relative alle leggi regionali con le quali la Regione ha vietato la caccia alla pernice bianca, all’allodola, alla lepre variabile, ad alcune specie di acquatici ed al merlo.

    La decisione, ancorché non comporti l’immediata sospensione del calendario venatorio, è da valutare positivamente perché risulta critica nei confronti della scelta della Regione di disporre con propria legge divieti di caccia a specie rientranti nell’elenco delle specie cacciabili contenuto nella legge statale n. 157/1992.

    A seguito della rimessione della questione di costituzionalità e di compatibilità comunitaria alla Corte Costituzionale questa potrebbe, ovviamente, annullare le leggi regionali contestate. 

    Per contro il TAR, nell’ambito dell’ordinanza riguardante il calendario venatorio 2017/2018, non ritiene censurabili le limitazioni al carniere regionale stagionale nonché ai periodi venatori per le specie tortora, quaglia, beccaccia e altre affermando che la Regione si è mossa “sostanzialmente” nell’ambito delle indicazioni dell’ISPRA.

    Con l’occasione, informo che il giudizio definitivo sul ricorso proposto dalle Associazioni venatorie, dal CA CN4 e dal Comune di Sauze d’Oulx avverso la deliberazione regionale che accorpa i comitati di gestione, modifica i criteri della rappresentanza delle associazioni venatorie in questi e introduce forme di incompatibilità per i soggetti designati a farne parte sia dalle associazioni venatorie sia dagli enti locali è stato fissato per la data del prossimo 18 ottobre. Il TAR Piemonte ha differito la propria pronuncia ritenendo “opportuno” estendere il contraddittorio agli ATC e ai CA piemontesi.

    Allego l’ordinanza del TAR Piemonte n. 574/2017.

    Restando a disposizione, porgo i miei migliori saluti.

    Paolo Scaparone”

    (In allegato inviamo il testo dell’Ordinanza)

     

    CCT: Legge aree protette, evitare il peggio.

    Martedì 11 luglio - La normativa che modifica la legge 394 sulle aree protette, in dirittura d’arrivo al Senato, è una mina vagante che rischia di rendere ingovernabile il tema della gestione della fauna e compromettere una situazione già drammatica per quanto concerne il controllo delle specie ungulate. Per la caccia poi si tratta di una immotivata sottrazione di spazi con una perdita secca di territorio a disposizione.

    Per quanto riguarda le azioni di controllo all’interno delle arte protette, se prima esistevano problemi nel condurre efficaci interventi con l’utilizzo dei cacciatori abilitati, il meccanismo che va in approvazione, con le restrizioni e la complicazione delle procedure, la sottomissione ai pareri di ISPRA, ballerini e, esperienza insegna, non sempre scientificamente fondati, promette le definitiva vittoria delle burocrazia e dell’incompetenza sull’indispensabile primato di tecnica ed efficacia.

    Il dispositivo pensato per le aree pre – parco sin qui regolato in Toscana dal principio di ammissione dei cacciatori iscritti all’ATC nel cui perimetro tali aree sono collocate, riduce l’agibilità ai soli residenti. Non basta neppure la residenza anagrafica nel comune cui le aree contigue ricadono: conta la “strada” ed il numero civico…

    Siamo alla follia. Dopo cinque anni di lavori, la montagna ha partorito un topolino abnorme: dalle Camere della Repubblica esce un testo contradditorio e pasticciato, pieno di incongruenze e che presenta vizi di legittimità costituzionale, specie laddove tocca ruoli e competenze proprie delle regioni. La Confederazione Cacciatori Toscani chiede che sulla materia si giunga ad un ripensamento organico, e chiede alla regione Toscana di far sentire la propria voce, difendendo le proprie prerogative.

     

    CCT: Legge ungulati da rifare”: Ad Arezzo presentate alla stampa le proposte di Futurcaccia e CCT per risolvere l’emergenza cinghiali.

    Venerdì 14 luglio - Legge Obiettivo sugli ungulati ed in particolare per la gestione del cinghiale fallimentare e da rifare: è questo il messaggio lanciato nel corso di una conferenza stampa organizzata dall’associazione FuturcacciaCinghialai aretini in collaborazione con la Confederazione Cacciatori Toscani, nella storica dimora dei Conti Borghini Baldovinetti De Bacci. Nel corso dell’iniziativa hanno preso la parola Domenico Coradeschi, e Claudio Tani in rappresentanza della CCT, il dr. Giuseppe Migliorini, presidente di FuturcacciaCinghialai Aretini e il Conte Gianluigi Borghini Baldovinetti De Bacci.
    Tra i punti di maggiore frizione il disconoscimento e la mortificazione del ruolo delle squadre, addirittura additate come responsabili e colpevoli della degenerazione del problema. “Un taglio che traspariva sin dalla sua comparsa nella Legge Obiettivo della Regione Toscana; una Legge spot, da subito contestata dalla CCT, sola tra tutte le associazioni venatorie – ha detto Claudio Tani della CCT – e per la cui modifica la Confederazione si è da subito battuta con proposte concrete. Cassata un’ottima legge, si è ricorsi ad uno strumento normativo straordinario, mentre occorreva semmai applicare le normative esistenti, coniugando la responsabilità dei cacciatori e delle squadre con gli strumenti del prelievo in controllo, applicando l’articolo 37 nelle aree sensibili”.

    “L’impostazione scelta – ha spiegato Giuseppe Migliorini, presidente di FuturcacciaCinghialai Aretini –  ha finito con il produrre conflitto tra forme di caccia. E l’introduzione della caccia di selezione al cinghiale ha fallito gli obiettivi e si è dimostrata, numeri alla mano, inadeguata a risolvere il problema”. Dello stesso avviso il conte Gianluigi Borghini Baldovinetti de Bacci: “In qualità di produttore e cacciatore sono convinto – ha detto – che la braccata resti lo strumento principe per risolvere i problemi” Lo strumento del controllo (articolo 37),  in passato utilizzato con ottimi risultati dai cacciatori e dai distretti di caccia al cinghiale ha prodotto storicamente numeri non comparabili con quelli ottenuti con la nuova normativa: lo ha detto a chiare note Domenico Coradeschi: “Oggi i numeri dei capi prelevati con le nuove modalità risultano estremamente ridotti rispetto al passato e si registrano conflittualità crescenti sul territorio da parte di quanti, spesso con scarsi controlli, si sentono autorizzati e supportati in questo ruolo di giustizieri.  Tutto ciò con buona pace di chi, anche nel mondo venatorio e agricolo, tardivamente si rende conto dei danni prodotti da quell’impianto normativo o addirittura si attarda a dar manforte alla Regione”. Ed ecco le proposte di Futurcaccia e la CCT:

    piani di gestione articolati per gli ungulati, in particolare per il cinghiale anche per il sistema delle aree protette e degli istituti faunistici.

    ridefinizione perimetrale delle aree vocate coinvolgendo i distretti e senza avvalorare la falsa aspettativa che alla riduzione ettariale dell’area vocata corrisponda una diminuzione dei cinghiali.

    fascia di rispetto oltre i confini dell’area vocata, di almeno 500 metri per aumentare la competenza e la responsabilità delle squadre, estendendo qui sia il prelievo che la prevenzione e  per evitare conflitto tra caccia di selezione e distretti,  in quanto gli abilitati alla caccia di selezione al cinghiale, dovranno essere solo quelli iscritti alle squadre

    applicazione articolo 37 come strumento necessario per limitare i danni, attivare in tempi utili gli interventi anche ai fini preventivi su tutte le aree sensibili.

    massimo snellimento delle procedure autorizzative per assicurare soprattutto negli istituti faunistici, interventi mirati ed efficaci con tutte le forme di prelievo previste e ricorrendo senza particolari orpelli, all’attivazione della braccata o della girata allargata nelle situazioni territoriali dove si rende necessaria.

    attivazione del foraggiamenti dissuasivi  in punti georeferenziati, ottima forma di prevenzione soprattutto nelle aree contigue alle produzioni di qualità se attivato con intelligenza,

    rafforzamento degli strumenti del controllo e diversa organizzazione della caccia di selezione al cinghiale nelle aree non vocate nel massimo rispetto della legge e della sicurezza.

     

     

     

    EVENTI

     

    6/9/2017 - Giovani cacciatori: garantire il futuro della biodiversità europea – Conferenza al Parlamento europeo – Bruxelles.

    Si terrà il 6 settembre 2017 presso il Parlamento Europeo la Conferenza “Giovani Cacciatori: assicurare il futuro per la biodiversità europea”

    Partecipata dall’ Eurodeputato Karl-Heinz Florenz, Presidente dell’Intergruppo “Biodiversità, Caccia, Attività rurali” e dall’Eurodeputato BendtBendtsen, Vice Presidente dell’Intergruppo, la conferenza sarà anche parte delle iniziative organizzate in occasione della celebrazione del 40° anniversario della FACE (in allegato il Programma).

    Interverranno alla Conferenza: Karmenu Vella, Commissario Europeo per l’Ambiente, JannekeEigeman, della Royal DutchHuntersAssociation, Jean Pierre Ferraro, cacciatore e co-fondatore del Nyjaeger.dk, Austin Weldon, del Fondo di Conservazione della Fauna Selvatica, EloanaMalou, Consulente strategico del settore giovanile del CIC.

    NEWS
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    11/12/2017
    REGIONI Regione Puglia: Di Gioia su apprezzamento legge sulla caccia. Martedì 5 dicembre ...
    Abolizione della caccia, Lega e FdI insorgono: «Noi la difenderemo»
    07/12/2017
    Le reazioni nel centrodestra alla proposta di referendum rilanciata da Michela Vittoria Brambilla: «Settore fondamentale per l’economia, garantisce posti di lavoro»
    Dal centrodestra arrivano i primi altolà alla proposta di Michela Vittoria Brambilla, leader ...
    “INDOVINA CHI VIENE DOPO CENA”. UNA FERMA REPLICA DELLA CACCIA
    06/12/2017
    Mondo venatorio unito per contrastare un monologo della RAI palesemente fazioso e diffamatorio. La politica e gli organi competenti chiamati a dare una risposta
    In merito alla trasmissione “Indovina chi viene dopo cena” andata in onda ...
    CnCn news 2.0
    04/12/2017
    AGENZIE E AUTORITA’ Ispra: Ciclo di seminari "Biodiversità e genetica: come il ...
    27/11/2017
    16/10/2017
    09/10/2017
    25/09/2017
    31/07/2017
    10/07/2017
    05/07/2017
    05/06/2017
    Successo per il Festival della natura e delle attività outdoor organizzato a Grosseto (2-4 giugno) da GFI, società controllata da Italian Exhibition Group e partecipata da Grossetofiere e CNCN
    18/05/2017
    La prima gara nazionale interamente dedicata ai neofiti, per permettere a tutti coloro che non hanno mai praticato il tiro a volo di trascorrere una giornata all’aria aperta, all’insegna del divertimento e alla scoperta dei segreti di questo meraviglioso sport.
    16/05/2017
    11/05/2017
    05/05/2017
    26/04/2017
    È una pratica che spacca l’opinione pubblica, ma coinvolge anche molte donne. Abbiamo seguito tre giorni di battuta con un gruppo di appassionate. Che rispettano le regole e l’ambiente
    18/04/2017
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